Scontato

Trenitalia vi augura buon viaggio!

Roma – Milano

ore 9.00

A volte è piacevole prendere il treno. Penso. Sarà per quell’aria febbricitante che si respira, tra gente che va e gente che viene. Commistione di lingue, profumi, sguardi. Una fugace colazione al bar mentre si sbircia il giornale tra un caffè e una brioche. “Plin-plon: l’Eurostar 3119 proveniente da Napoli direzione Milano Centrale arriverà con trenta minuti di ritardo” annuncia lo speaker, “cazzo!” replico subito.

ore 9.30

Lo sguardo sommario al giornale lascia presto il posto ad un’attenta analisi delle prime pagine quando un annuncio sbrigativo “Plin-plon: l’Eurostar 3119 proveniente da Napoli direzione Milano Centrale previsto sul binario 4 è in arrivo sul binario 12” causa un effetto transumanza che m’investe in pieno.

ore 9.47

Una volta sul treno, la rappresentazione dell’inferno dantesco: la porta del bagno che ostruisce il passaggio, il carrello ambulante del Caffè & Co. parcheggiato lungo il corridoio, la signora MiScusi che ti passa accanto mentre cerchi di sistemare la valigia. Ma il dramma raggiunge il suo apice con la comparsa degli Scambisti: uomini e donne che vogliano essere ricongiunti ai propri cari. Il proprio posto di solito viene occupato da un uomo distinto che coglie il tuo sguardo di rimprovero e prontamente ribatte “lo so, ma il mio posto era quello là”. Subito s’intravede alla fine della carrozza una donna che alza il braccio e grida “mi scusi, ma mi sono messa vicino a mio marito… Anche se in realtà il mio posto è quello” indicando una ragazza che si finge completamente assorta nella lettura. Il brusio in breve diventa baccano assordante.

ore 10.48

“Terni, stazione di Terni” annuncia con piglio lo speaker. “Terni, stazione di Terni” annuncia con piglio lo stesso speaker della stessa stazione anche cinque, dieci e quindici minuti dopo. Siamo fermi. L’indifferenza iniziale diventa confusione massima dopo trenta minuti di pit stop. Dopo quaranta minuti lo smarrimento si trasforma in dura contestazione.

ore 11.32

“Calma, calma, non è successo niente. Nella carrozza di testa i tecnici stanno solo sostituendo un pezzo del motore, nelle carrozze 4 e 5 personale addetto dà la caccia a due ratti mentre nella 6 due agenti in borghese hanno isolato l’intero scompartimento per un peluche abbandonato” risponde il controllore con voce molto professionale. “Sarà una questione di minuti” chiosa.

ore 12.27

Il motore è ancora miracolosamente illeso da qualsiasi riparazione (causa ritardo di un altro treno con il pezzo di ricambio). I ratti sono stati presi ma ora inizia la disinfestazione da scarafaggi e zecche. Il peluche è stato sbranato dai cani antiterrorismo.

ore 14.15

“Terni, stazione di Terni” annuncia stanco lo speaker ad un altro treno. Il nostro rimane ancora fermo. I LeiNonSaChiSonoIo ricorrono allora alle loro rubriche di numeri diretti per avere una spinta. Il ‘metodo italiano’ funziona. Il nostro treno (ri)parte.

ore 18.11

Come (l’ex) Papa bacio terra. Dopo 9 ore di viaggio mi sembra di essere a Budapest o in qualche altra città dell’est europeo. Un “va a ciapà i ratt!” alla mie spalle mi sveglia dal torpore. Un adesivo alla mia sinistra mi urla “VIVA la polenta e ABBASSO il cuscus”. Sono finalmente arrivato a Milano.

<< Stiamo lavorando ad una storia diversa >> afferma lo slogan dell’ultima campagna istituzionale di Trenitalia. Speriamo.